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Innesto delle piante grasse

Ecco delle semplici istruzioni su come innestare le piante grasse, in particolare le cactacee. L'unico strumento di cui avrete bisogno è un coltello ben affilato.


Innesto a spacco o a fenditura
Viene praticato quasi esclusivamente su piante dal fusto allungato e sottile, oppure appiattito, come ad esempio Epiphillum o Aporocactus. L’esecuzione è semplice, bisogna però usare un coltello ben affilato e fare attenzione a non sfilacciare le parti tagliate.
Si esegue un taglio orizzontale sulla pianta, cioè lo si recide all’altezza decisa, e quindi lo si taglia nuovamente in senso verticale nella zona dei fasci. Si sceglie la marza, la si taglia a cuneo e la si inserisce nel taglio della pianta facendo combaciare i fasci dei due soggetti.
È sempre bene lasciare il taglio sul fusto un po’ stetto in modo che la marza, per essere innestata, sforzi leggermente.
Successivamente si tengono fermi i due elementi per qualche giorno con l’aiuto di spine, aghi o elastici, finchè non si sono cementati. Negli innesti di piante grasse non si mai assolutamente il mastice per far saldare le due parti tra loro

Innesto per sovrapposizione o orizzontale

L’unica differenza rispetto al precedente è costituita dal taglio verticale: in pratica si esegue il taglio orizzontale su una parte verde (e quindi in vegetazione) del fusto lasciando liberi i fasci. Si prepara poi la marza allo stesso modo e la si sovrappone al fusto già tagliato.
Le due parti possono essere tenute insieme da elastici che vanno fatti passare sotto al vaso.

Dopo l’innesto
Una volta eseguito l’innesto bisogna porre le piante al riparo dalla luce diretta, in un luogo caldo e riparato fino a quando i tagli si saranno asciugati.
Per capire quando è il momento di togliere gli elastici bisogna osservare i tessuti cicatrizzati, che dovranno essere un pochino rigonfi e sollevati; questo significa che le piante hanno attecchito.
Molto spesso bastano pochi giorni di attesa per capire se l’innesto è andato a buon fine, ma per le piante più legnose possono volerci anche 25-30 giorni, perciò bisogna avere pazienza.


Altre informazioni sull'innesto in questo post.





moltiplicazione per innesto


Questa pratica viene utilizzata anche per curare, far crescere più velocemente o per migliorare l’estetica delle piante grasse. Spesso nei vivai capita di vedere delle formazioni fiorali proprio sul fusto troncato di netto di qualche cactacea: queste formazioni sono di solito il risultato di innesti ben riusciti.

Cosa significa quindi innestare? Significa togliere una porzione di vegetale, chiamata marza, da una pianta, per inserirla, ovvero innestarla, su un’altra pianta definita soggetto, in modo che i tessuti delle due parti si tocchino e possano saldarsi insieme.
La marza ed il soggetto devono essere affini, cioè devono provenire dalla stessa famiglia di piante: cactacee con cactacee, e così via.
I vegetali che si possono innestare sono quelli dotati di cambio, ovvero un tessuto meristematico vascolare e cibroso. Perciò non tutte le piante grasse si prestano all’innesto (per esempio Agave e Aloe non sono adatte), mentre è molto utilizzato per le cactacee. Per semplificare si può dire che sono innestabili tutte le piante dicotiledoni.

Il periodo più adatto per praticare un innesto è la fase di pieno vigore vegetativo, quando il tessuto del cambio ha ottime probabilità di saldarsi, è cioè dall’inizio della primavera fino ad agosto. Gli innesti eseguiti al di fuori di questo periodo attecchiscono molto raramente.

È bene scegliere con attenzione anche il soggetto: è bene evitare i soggetti troppo vecchi, deboli o danneggiati.
Come realizzare in pratica un innesto in questo post.

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