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video: come favorire la fioritura dei cactus
Ecco un video di Youtube molto interessante ed utile, realizzato da Giardinaggio.it, che mostra e spiega come favorire la fioritura dei cactus, in particolare di quelli tenuti in casa.
quando marciscono fusti e radici
Il marciume dei fusti e delle radici è il problema più frequente nelle piante grasse e può essere provocato da funghi o batteri. Colpisce più comunemente cactacee e mesembriantemi, e in caso di terriccio grasso e umidità diventa particolarmente aggressivo, e può essere fatale per le piante.
In questo caso è importante osservare bene le piante: non appena si notano macchie scure mollicce, magari vicino a qualche piccolo trauma, è necessario intervenire subito asportando le chiazze prima che si espandano.
Bisogna togliere il tessuto malato finchè non si arriva a mettere a nudo quello sano, sperando che l’infezione non si sia sviluppata anche alle radici. In questo caso la pianta è quasi sicuramente spacciata.
È importante disinfettare il coltello con alcool ogni volta che si esegue il taglio, per evitare che diffonda l’infezione.
Di solito nei cactus il marciume avviene alla base del fusto, ed è causato da un terriccio eccessivamente bagnato e troppo compatto, quindi è bene fare attenzione al drenaggio e al rinvaso.
Attenzione a non confondere il marciume con certe macchie brune che a volte compaiono alla base dei fusti: quelle sono spesso provocate da scottature solari, poca ventilazione o semplicemente dalla vecchiaia.
Per riconoscerle è sufficiente controllare che non si espandano. Queste macchie possono essere lasciate perché sono innocue, anche se rendono meno belle le piante.
In questo caso è importante osservare bene le piante: non appena si notano macchie scure mollicce, magari vicino a qualche piccolo trauma, è necessario intervenire subito asportando le chiazze prima che si espandano.
Bisogna togliere il tessuto malato finchè non si arriva a mettere a nudo quello sano, sperando che l’infezione non si sia sviluppata anche alle radici. In questo caso la pianta è quasi sicuramente spacciata.
È importante disinfettare il coltello con alcool ogni volta che si esegue il taglio, per evitare che diffonda l’infezione.
Di solito nei cactus il marciume avviene alla base del fusto, ed è causato da un terriccio eccessivamente bagnato e troppo compatto, quindi è bene fare attenzione al drenaggio e al rinvaso.
Attenzione a non confondere il marciume con certe macchie brune che a volte compaiono alla base dei fusti: quelle sono spesso provocate da scottature solari, poca ventilazione o semplicemente dalla vecchiaia.
Per riconoscerle è sufficiente controllare che non si espandano. Queste macchie possono essere lasciate perché sono innocue, anche se rendono meno belle le piante.
parassiti e malattie delle piante grasse
Fortunatamente le piante grasse non subisco gravi attacchi da parte di parassiti e non vengono solitamente colpite da devastanti infezioni.
Come tutti gli organismi viventi però devono trarre il meglio dall’ambiente in cui vivono, perciò bisogna porle al riparo da eventuali malattie.
Comunque anche le piante grasse possono essere soggette a parassiti, funghi o batteri vediamo quindi quali sono i pericoli più seri e quali possono essere i rimedi da adottare.
Come tutti gli organismi viventi però devono trarre il meglio dall’ambiente in cui vivono, perciò bisogna porle al riparo da eventuali malattie.
Comunque anche le piante grasse possono essere soggette a parassiti, funghi o batteri vediamo quindi quali sono i pericoli più seri e quali possono essere i rimedi da adottare.
cocciniglie
Le cocciniglie sono senza dubbio tra i parassiti più fastidiosi. Esse si nutrono della linfa della pianta e, oltre che a danneggiarla sottraendole sostanza vitale, lasciano sulla pianta gli escrementi, che frequentemente diventano l’habitat naturale di muffe o funghi.
Per identificare le cocciniglie che si sono insediate sul fusto o sulle foglie è sufficiente osservarle con attenzione: le parti attaccate dal parassita rimangono ricoperte da una caratteristica lanugine biancastra. A seconda di quante sono le cocciniglie possiamo scegliere di toglierle con leggere spazzolate (un normale spazzolino da denti è più che sufficiente) oppure utilizzando insetticidi specifici. Spesso a base di fosforo, comunemente reperibili.
Le cocciniglie attaccano anche le radici delle piante, quindi in occasione del rinvaso è bene ricordarsi di controllare che le radici siano sane.
Per identificare le cocciniglie che si sono insediate sul fusto o sulle foglie è sufficiente osservarle con attenzione: le parti attaccate dal parassita rimangono ricoperte da una caratteristica lanugine biancastra. A seconda di quante sono le cocciniglie possiamo scegliere di toglierle con leggere spazzolate (un normale spazzolino da denti è più che sufficiente) oppure utilizzando insetticidi specifici. Spesso a base di fosforo, comunemente reperibili.
Le cocciniglie attaccano anche le radici delle piante, quindi in occasione del rinvaso è bene ricordarsi di controllare che le radici siano sane.
Il ragnetto rosso
Il ragnetto rosso è un piccolo acaro, talvolta invisibile all’occhio umano, che infesta le piante lasciando delle macchie color ruggine. Di solito attacca le piante soltanto all’apice, la parte più tenera, e provoca danni piuttosto gravi, perché crescendo le piante formano delle screpolature sulla superficie.
È un parassita che non ama l’umidità quindi si trova bene sulle cactacee. Si combatte con prodotti specifici (acaricidi).
È un parassita che non ama l’umidità quindi si trova bene sulle cactacee. Si combatte con prodotti specifici (acaricidi).
afidi
Gli afidi ttaccano soprattutto i fiori delle piante, sono verde scuro e lasciano le parti colpite ricoperte di incrostazioni che non è possibile poi rimuovere.
Le formiche non provocano grandi danni, però asportano i semi dei vegetali e possono essere vettori di altre malattie e parassiti.
Le anguillule sono dei piccoli vermi nematodi delle dimensioni di circa 1 millimetro. Si insediano dentro alle radici e le fanno morire.
Non sono facili da individuare, ma le radici colpite formano dei noduli caratteristici. In caso di infestazione di anguillule è bene rimuovere tutta la terra e buttarla via, disinfettare il vaso a trattare la pianta con uno specifico antiparassitario.
Seminare le piante grasse
Anche la pratica della semina è utilizzata principalmente per alcuni tipi di piante grasse, come per esempio mesembriantemi e cactacee, e da grandissima soddisfazione, e poi seguire fin dall’inizio la crescita di una piantina permette di conoscere più da vicino alcune caratteristiche dei vegetali.I semi
Sappiamo che i semi sono contenuti in un frutto, e anche i minuscoli semi delle piante grasse sono contenuti all’interno di frutti, in numeri variabili da poche unità fino a 3.000 o 4.000 semi di alcune specie.
A parte rare eccezioni questi semi sono piccolissimi e mantengono la loro terminabilità per anni, anche se è consigliabile non conservarli oltre gli 1-2 anni.
Come e quando seminare
Condizione fondamentale per la riuscita della semina è il calore, sia del terreno che dell’ambiente. La temperatura del terreno deve essere compresa tra un minimo d 16 °C ed un massimo di 20-22 °C, quindi è necessaria una cassetta da semina con riscaldamento artificale, comunemente reperibili in commercio. In caso non sia disponibile la cassetta riscaldata sarà necessario attendere la primavera per seminare.
A seconda della quantità di semi si sceglierà di seminare in cassette o vasi (almeno di una decina di cm di diametro) ed è bene segnalare con un cartellino tipo di semi e data di interramento.
Sul fondo del contenitore, dopo aver messo il solito coccio per drenare l’acqua, si pone della ghiaia fine per circa 1 cm di spessore; sopra poi si versa il terriccio da semina fino ad arrivare poco sotto all’orlo del contenitore.
A questo punto si semina: i semi molto piccoli non devono essere interrati, mentre quelli più grandi (ad esempio quelli di opunzia) vanno spinti leggermente sotto terra.
Infine si pone un pezzo di vetro o di plastica trasparente sul vaso.
Il vaso va sistemato in una zona calda ma al riparo dalla luce diretta. Se l’operazione è andata a buon fine, nel giro di due o tre settimane spunteranno le nuove piantine.
Ogni tanto è bene rimuovere il vetro e la plastica per pulirlo e togliere la condensa; l’aerazione non è necessaria finchè non si vedono spuntare i primi germogli verdi, solo allora terremo il contenitore coperto a metà, e poi con il crescere delle piante potremo toglierlo definitivamente.
Per il trapianto è bene attendere che le nuove piantine siano abbastanza robuste da sopportare un travaso.
Agave: consigli su come coltivarla
Quella delle Agavacee è una famiglia composta da piante a fusto generalmente molto breve, con una rosa di foglie grosse e carnose, oppure lungo ed eretto con foglie più strette, molto spesso con una spina legnosa all’apice.
Le radici sono numerose, sottili e molo lunghe, che servono alla pianta per cercare l’acqua in profondità nelle zone aride.
Le infiorescenze spuntano all’ascella delle brattee e portano fiori con sei tepali e sei stami.
Le Agavi non sono adatte ad essere coltivate in casa ma all’esterno, a parte alcune specie di dimensioni particolarmente ridotte.
Le radici sono numerose, sottili e molo lunghe, che servono alla pianta per cercare l’acqua in profondità nelle zone aride.
Le infiorescenze spuntano all’ascella delle brattee e portano fiori con sei tepali e sei stami.
Le Agavi non sono adatte ad essere coltivate in casa ma all’esterno, a parte alcune specie di dimensioni particolarmente ridotte.
Comunque se si volesse coltivare l'Agave in vaso è bene utilizzare terriccio per cactacee, vasi in terracotta piuttosto ampi ed avere l'accortezza di ripararle dal freddo in inverno e di garantire alle piante pieno sole.
Sono originarie dei deserti aridi dell’America; sono piante perenni, e le infiorescenze si formano su un ramo fiorifero che può raggiungere anche i 10 metri di altezza. Il genere comprende circa 300 specie diverse.
La fioritura dell'Agave avviene generalmente d’estate, quando la pianta ha raggiunto ormai la piena maturità, quindi dopo almeno 15-20 anni. In vaso le agavi non fioriscono quasi mai.
Dopo la fioritura la pianta muore ma si riproduce attraverso gli stoloni o le gemme che si trovano nel fiore.
In Italia le agavi vivono all’aperto nelle zone centrali a clima temperato e nel sud della penisola. Al nord devono essere riparate in serra in inverno, perché non sopportano temperature inferiori ai 5°C.
Sono molto resistenti alla siccità mentre temono i ristagni d’acqua.
Si moltiplicano grazie ai numerosi polloni che si formano attorno alla rosetta delle foglie o attraverso le gemme del ramo fiorifero.
Innesto delle piante grasse
Ecco delle semplici istruzioni su come innestare le piante grasse, in particolare le cactacee. L'unico strumento di cui avrete bisogno è un coltello ben affilato.
Innesto a spacco o a fenditura
Viene praticato quasi esclusivamente su piante dal fusto allungato e sottile, oppure appiattito, come ad esempio Epiphillum o Aporocactus. L’esecuzione è semplice, bisogna però usare un coltello ben affilato e fare attenzione a non sfilacciare le parti tagliate.
Si esegue un taglio orizzontale sulla pianta, cioè lo si recide all’altezza decisa, e quindi lo si taglia nuovamente in senso verticale nella zona dei fasci. Si sceglie la marza, la si taglia a cuneo e la si inserisce nel taglio della pianta facendo combaciare i fasci dei due soggetti.
È sempre bene lasciare il taglio sul fusto un po’ stetto in modo che la marza, per essere innestata, sforzi leggermente.
Successivamente si tengono fermi i due elementi per qualche giorno con l’aiuto di spine, aghi o elastici, finchè non si sono cementati. Negli innesti di piante grasse non si mai assolutamente il mastice per far saldare le due parti tra loro

Innesto per sovrapposizione o orizzontale
L’unica differenza rispetto al precedente è costituita dal taglio verticale: in pratica si esegue il taglio orizzontale su una parte verde (e quindi in vegetazione) del fusto lasciando liberi i fasci. Si prepara poi la marza allo stesso modo e la si sovrappone al fusto già tagliato.
Le due parti possono essere tenute insieme da elastici che vanno fatti passare sotto al vaso.
Dopo l’innesto
Una volta eseguito l’innesto bisogna porre le piante al riparo dalla luce diretta, in un luogo caldo e riparato fino a quando i tagli si saranno asciugati.
Per capire quando è il momento di togliere gli elastici bisogna osservare i tessuti cicatrizzati, che dovranno essere un pochino rigonfi e sollevati; questo significa che le piante hanno attecchito.
Molto spesso bastano pochi giorni di attesa per capire se l’innesto è andato a buon fine, ma per le piante più legnose possono volerci anche 25-30 giorni, perciò bisogna avere pazienza.
Altre informazioni sull'innesto in questo post.

Innesto a spacco o a fenditura
Viene praticato quasi esclusivamente su piante dal fusto allungato e sottile, oppure appiattito, come ad esempio Epiphillum o Aporocactus. L’esecuzione è semplice, bisogna però usare un coltello ben affilato e fare attenzione a non sfilacciare le parti tagliate.
Si esegue un taglio orizzontale sulla pianta, cioè lo si recide all’altezza decisa, e quindi lo si taglia nuovamente in senso verticale nella zona dei fasci. Si sceglie la marza, la si taglia a cuneo e la si inserisce nel taglio della pianta facendo combaciare i fasci dei due soggetti.
È sempre bene lasciare il taglio sul fusto un po’ stetto in modo che la marza, per essere innestata, sforzi leggermente.
Successivamente si tengono fermi i due elementi per qualche giorno con l’aiuto di spine, aghi o elastici, finchè non si sono cementati. Negli innesti di piante grasse non si mai assolutamente il mastice per far saldare le due parti tra loro
Innesto per sovrapposizione o orizzontale
L’unica differenza rispetto al precedente è costituita dal taglio verticale: in pratica si esegue il taglio orizzontale su una parte verde (e quindi in vegetazione) del fusto lasciando liberi i fasci. Si prepara poi la marza allo stesso modo e la si sovrappone al fusto già tagliato.
Le due parti possono essere tenute insieme da elastici che vanno fatti passare sotto al vaso.
Dopo l’innesto
Una volta eseguito l’innesto bisogna porre le piante al riparo dalla luce diretta, in un luogo caldo e riparato fino a quando i tagli si saranno asciugati.
Per capire quando è il momento di togliere gli elastici bisogna osservare i tessuti cicatrizzati, che dovranno essere un pochino rigonfi e sollevati; questo significa che le piante hanno attecchito.
Molto spesso bastano pochi giorni di attesa per capire se l’innesto è andato a buon fine, ma per le piante più legnose possono volerci anche 25-30 giorni, perciò bisogna avere pazienza.
Altre informazioni sull'innesto in questo post.
moltiplicazione per innesto
Questa pratica viene utilizzata anche per curare, far crescere più velocemente o per migliorare l’estetica delle piante grasse. Spesso nei vivai capita di vedere delle formazioni fiorali proprio sul fusto troncato di netto di qualche cactacea: queste formazioni sono di solito il risultato di innesti ben riusciti.
Cosa significa quindi innestare? Significa togliere una porzione di vegetale, chiamata marza, da una pianta, per inserirla, ovvero innestarla, su un’altra pianta definita soggetto, in modo che i tessuti delle due parti si tocchino e possano saldarsi insieme.
La marza ed il soggetto devono essere affini, cioè devono provenire dalla stessa famiglia di piante: cactacee con cactacee, e così via.
I vegetali che si possono innestare sono quelli dotati di cambio, ovvero un tessuto meristematico vascolare e cibroso. Perciò non tutte le piante grasse si prestano all’innesto (per esempio Agave e Aloe non sono adatte), mentre è molto utilizzato per le cactacee. Per semplificare si può dire che sono innestabili tutte le piante dicotiledoni.
Il periodo più adatto per praticare un innesto è la fase di pieno vigore vegetativo, quando il tessuto del cambio ha ottime probabilità di saldarsi, è cioè dall’inizio della primavera fino ad agosto. Gli innesti eseguiti al di fuori di questo periodo attecchiscono molto raramente.
È bene scegliere con attenzione anche il soggetto: è bene evitare i soggetti troppo vecchi, deboli o danneggiati.
La marza ed il soggetto devono essere affini, cioè devono provenire dalla stessa famiglia di piante: cactacee con cactacee, e così via.
I vegetali che si possono innestare sono quelli dotati di cambio, ovvero un tessuto meristematico vascolare e cibroso. Perciò non tutte le piante grasse si prestano all’innesto (per esempio Agave e Aloe non sono adatte), mentre è molto utilizzato per le cactacee. Per semplificare si può dire che sono innestabili tutte le piante dicotiledoni.
Il periodo più adatto per praticare un innesto è la fase di pieno vigore vegetativo, quando il tessuto del cambio ha ottime probabilità di saldarsi, è cioè dall’inizio della primavera fino ad agosto. Gli innesti eseguiti al di fuori di questo periodo attecchiscono molto raramente.
È bene scegliere con attenzione anche il soggetto: è bene evitare i soggetti troppo vecchi, deboli o danneggiati.
Come realizzare in pratica un innesto in questo post.
Moltiplicazione per talea delle piante grasse
Quello della moltiplicazione delle piante grasse è un passaggio che può dare grande soddisfazione ad un coltivatore, anche dilettante.
I metodi con cui si propagano le succulente sono vari, bisogna scegliere il più adatto alla specie coltivata e alle proprie capacità.
Moltiplicazione per via vegetativa
Moltiplicare per via vegetativa o agamica significa far nascere una nuova pianta senza l’ausilio della fecondazione, ma mediante il distacco di una porzione da un soggetto, che sarà poi in grado di emettere radici e crescere per formare un nuovo individuo simile al primo.
I metodi per via vegetativa sono per talea, per propaggine e per divisione dei cespi. Inoltre un altro mtodo per via vegetativa consiste nell’innestare su parti di una pianta gemme o porzioni di un altro vegetale che, saldatosi ai tessuti della pianta che lo riceve, crescerà come una parte di essa.
Moltiplicazione per talea
Per quanto riguarda le piante grasse è il metodo più conosciuto e quello che da maggiori soddisfazioni, dato che le nuove piante, quando sopravvivono, crescono e si sviluppano bene ed in fretta.
Quasi tutte le succulente, crescendo, danno origine a delle formazioni vegetali che stanno alla base del fusto o su di esso. Sono tenerissime, e quindi si staccano con molta facilità: la moltiplicazione per talea consiste nell’interrare queste porzioni. Ovviamente bisogna fare attenzione a non strappare la pianta formando delle sfilacciature dei tessuti che possono danneggiare la pianta madre o la talea. In questi casi è meglio tagliare nettamente la porzione, che poi andrebbe messa nella sabbia.
Prima di interrarla è bene aspettare qualche giorno, finchè il taglio non si è seccato.
Questa operazione non serve solo per ricreare nuove piante, ma può essere effettuata anche per curare le piante che stanno marcendo alla base o che hanno poco spazio.
Il substrato in cui interrare le talee deve essere molto sabbioso, può essere sistemato in vasi o bacinelle, in cui possiamo alloggiare anche più di una talea. Questo contenitore va tenuto in un luogo caldo e non direttamente soleggiato, e con la sabbia leggermente umida.
Le talee dovranno poi essere piantate a poca profondità, e se ci sono rametti esili o piuttosto lunghi ci serviremo dell’ausilio di un tutore che mantenga la pianta eretta.
Alcune piante, come certe Crassulacee, hanno la possibilità di ottenere talee anche dalle foglie: tolte ed insabbiate, riescono ad emettere dal punto dove sono state staccate delle radici proprie con molta facilità. Mentre la nuova piantina cresce, la foglia utilizzata come talea secca e muore.
I metodi con cui si propagano le succulente sono vari, bisogna scegliere il più adatto alla specie coltivata e alle proprie capacità.
Moltiplicazione per via vegetativa
Moltiplicare per via vegetativa o agamica significa far nascere una nuova pianta senza l’ausilio della fecondazione, ma mediante il distacco di una porzione da un soggetto, che sarà poi in grado di emettere radici e crescere per formare un nuovo individuo simile al primo.
I metodi per via vegetativa sono per talea, per propaggine e per divisione dei cespi. Inoltre un altro mtodo per via vegetativa consiste nell’innestare su parti di una pianta gemme o porzioni di un altro vegetale che, saldatosi ai tessuti della pianta che lo riceve, crescerà come una parte di essa.
Moltiplicazione per talea
Per quanto riguarda le piante grasse è il metodo più conosciuto e quello che da maggiori soddisfazioni, dato che le nuove piante, quando sopravvivono, crescono e si sviluppano bene ed in fretta.
Quasi tutte le succulente, crescendo, danno origine a delle formazioni vegetali che stanno alla base del fusto o su di esso. Sono tenerissime, e quindi si staccano con molta facilità: la moltiplicazione per talea consiste nell’interrare queste porzioni. Ovviamente bisogna fare attenzione a non strappare la pianta formando delle sfilacciature dei tessuti che possono danneggiare la pianta madre o la talea. In questi casi è meglio tagliare nettamente la porzione, che poi andrebbe messa nella sabbia.
Prima di interrarla è bene aspettare qualche giorno, finchè il taglio non si è seccato.
Questa operazione non serve solo per ricreare nuove piante, ma può essere effettuata anche per curare le piante che stanno marcendo alla base o che hanno poco spazio.
Il substrato in cui interrare le talee deve essere molto sabbioso, può essere sistemato in vasi o bacinelle, in cui possiamo alloggiare anche più di una talea. Questo contenitore va tenuto in un luogo caldo e non direttamente soleggiato, e con la sabbia leggermente umida.
Le talee dovranno poi essere piantate a poca profondità, e se ci sono rametti esili o piuttosto lunghi ci serviremo dell’ausilio di un tutore che mantenga la pianta eretta.
Alcune piante, come certe Crassulacee, hanno la possibilità di ottenere talee anche dalle foglie: tolte ed insabbiate, riescono ad emettere dal punto dove sono state staccate delle radici proprie con molta facilità. Mentre la nuova piantina cresce, la foglia utilizzata come talea secca e muore.
Come rinvasare le Piante Grasse
Per togliere le piante globose dal vaso si avvolge la parte esterna del vegetale con un foglio di giornale ripiegato, e tenendolo fermo si fa ruotare delicatamente il vaso, fino ad estrarre il pane di terra. Per facilitare l’operazione si può inumidire la terra e dare dei colpetti leggeri sulle pareti del vaso.
Se le piante sono a fusto lungo e magari un po’ esili si afferrano alla base (proteggendo le mani con carta di giornale o con i guanti) e si capovolge il vaso, quindi si batte leggermente l’orlo su un ripiano fino ad estrarre la terra.
Se ci sono radici troppo lunghe che restano attaccate all’interno del vaso e aggrovigliate, è meglio tagliarne la parte terminale. Dopo il rinvaso, per evitare che le radichette marciscano, è bene attendere qualche giorno prima di annaffiare le piante.
Una volta estratto il pane di terra va liberato dal terriccio vecchio e sfruttato con scosse leggere, quindi si osserva che non ci siano parassiti infestanti e si tolgono le radici morte. Prima di riporle in un nuovo vaso, si pulisce bene quest’ultimo dalla vecchia terra che può essere rimasta sulle parteti.
Se in quel vaso è precedentemente morta una pianta è bene scottare l’interno del contenitore con acqua bollente per evitare che rimangano dei residui parassitari.
Per alloggiare la nuova pianta si deve coprire il buco per il drenaggio dell’acqua sul fondo del vaso con un coccio rovesciato, quindi si distribuisce sul fondo uno strato di sabbia abbastanza grossa e poi uno strato di sabbia più fine.
Quindi aggiungiamo la nuova terra e piantiamo la pianta, che dovrebbe avere ancora le radici accolte nel pane di terra. Se il pane si fosse sgretolato allarghiamo le radici con delicatezza, e quindi interriamo fino al colletto della pianta senza farla sprofondare e cospargiamo la superficie con sassolini di sabbia grossa.
Ricordate che la terra deve rimanere un paio di centimetri sotto all’orlo del vaso e che prima di annaffiare bisogna aspettare due o tre giorno per permettere alle radici rotte o tagliate di rimarginarsi.
Se le piante sono a fusto lungo e magari un po’ esili si afferrano alla base (proteggendo le mani con carta di giornale o con i guanti) e si capovolge il vaso, quindi si batte leggermente l’orlo su un ripiano fino ad estrarre la terra.
Se ci sono radici troppo lunghe che restano attaccate all’interno del vaso e aggrovigliate, è meglio tagliarne la parte terminale. Dopo il rinvaso, per evitare che le radichette marciscano, è bene attendere qualche giorno prima di annaffiare le piante.
Una volta estratto il pane di terra va liberato dal terriccio vecchio e sfruttato con scosse leggere, quindi si osserva che non ci siano parassiti infestanti e si tolgono le radici morte. Prima di riporle in un nuovo vaso, si pulisce bene quest’ultimo dalla vecchia terra che può essere rimasta sulle parteti.
Se in quel vaso è precedentemente morta una pianta è bene scottare l’interno del contenitore con acqua bollente per evitare che rimangano dei residui parassitari.
Per alloggiare la nuova pianta si deve coprire il buco per il drenaggio dell’acqua sul fondo del vaso con un coccio rovesciato, quindi si distribuisce sul fondo uno strato di sabbia abbastanza grossa e poi uno strato di sabbia più fine.
Quindi aggiungiamo la nuova terra e piantiamo la pianta, che dovrebbe avere ancora le radici accolte nel pane di terra. Se il pane si fosse sgretolato allarghiamo le radici con delicatezza, e quindi interriamo fino al colletto della pianta senza farla sprofondare e cospargiamo la superficie con sassolini di sabbia grossa.
Ricordate che la terra deve rimanere un paio di centimetri sotto all’orlo del vaso e che prima di annaffiare bisogna aspettare due o tre giorno per permettere alle radici rotte o tagliate di rimarginarsi.
quando rinvasare le piante grasse
Rinvasare una pianta grassa vuol dire trovarle una migliore sistemazione, ricomporre il terriccio e osservare le radici, verificando che non siano infestate da parassiti.
Questa operazione dovrebbe essere fatta ogni anno o quasi, richiede una certa cura soprattutto se le piante sono contenute in vaso invece che in cassette.
La stagione ideale per il rinvaso è generalmente la primavera, in particolare il mese di marzo, anche se alcuni consigliano l’inverno e molto dipende anche dalla specie della pianta in questione.
Per sapere quando è il periodo giusto per rinvasare non ci sono regole ferree, ma possiamo tenere d’occhio alcuni fattori. Il principale è la dimensione del vaso, che se è diventato troppo piccolo è bene sostituire. Sempre osservando il vaso, se le radici escono dal buco sul fondo è tempo di intervenire. Anche se la crescita della pianta subisce una stasi prolungata è bene rinvasarla in un vaso più grande.
Questa operazione dovrebbe essere fatta ogni anno o quasi, richiede una certa cura soprattutto se le piante sono contenute in vaso invece che in cassette.
La stagione ideale per il rinvaso è generalmente la primavera, in particolare il mese di marzo, anche se alcuni consigliano l’inverno e molto dipende anche dalla specie della pianta in questione.
Per sapere quando è il periodo giusto per rinvasare non ci sono regole ferree, ma possiamo tenere d’occhio alcuni fattori. Il principale è la dimensione del vaso, che se è diventato troppo piccolo è bene sostituire. Sempre osservando il vaso, se le radici escono dal buco sul fondo è tempo di intervenire. Anche se la crescita della pianta subisce una stasi prolungata è bene rinvasarla in un vaso più grande.
i vasi giusti per le piante grasse
La scelta di un vaso di un certo materiale e delle giuste dimensioni è un fattore importante per la crescita delle piante grasse, ed è una delle tante cure che queste piante necessitano.
Materiali dei vasi
I vasi esistono in plastica, in terracotta e anche in metallo. La scelta migliore è quasi sempre la terracotta, ma è anche vero che molte piante grasse vivono e crescono benissimo anche in contenitori di plastica o di metallo.
Quelli in platica e metallo hanno l’inconveniente di essere impermeabili e di impedire la traspirazione, mentre quelli in terracotta hanno come svantaggio una più rapida evaporazione dell’acqua, perché questa avviene non solo attraverso la parte scoperta della terra ma anche da tutta la superficie del contenitore.
Dimensioni dei vasi
Ogni pianta deve avere il vaso giusto per le sue dimensioni. Non deve essere troppo piccolo perché le radici della pianta crescendo formerebbero degli intrecci inestricabili impedento il corretto assorbimento dell’acqua e portando la pianta al soffocamento. Non devono essere nemmeno troppo grandi perché se le radici della pianta rimangono troppo lontane dal fondo del vaso la terra in avanzo rischia di inacidirsi.
I vasetti in cui le piante grasse sono generalmente vendute (di solito piccoli e di plastica nera) sono adatti solo alla vendita. Per afforntare una coltivazione occorre trasferire le piante in vasi di almeno 10 centimetri; se le piante sono molto piccole se ne possono piantare più di una per vaso, e possiamo rinvasarle più avanti quando crescono.
Cassette
Una valida alternativa ai vasi sono le cassette: prima di tutto perché le piantine hanno a disposizione più terra, e quindi le radici possono assorbire meglio le sostanze. E poi dal punto di vista estetico risultano sicuramente migliori sia in casa che sui balconi.
Un ulteriore vantaggio è costituito dal fatto che se le piante sono ben sistemate non ci sarà bisogno di trapiantarle per diversi anni. Questo non è un vantaggio da poco, visto che molte piante grasse soffrono particolarmente i rinvasi e le specie più delicate ne possono persino morire.
È bene evitare l’acquisto di cassette in plastica, non sono molto robuste e si rompono presto. Conviene sceglierle in legno, in terracotta o in cemento leggero, con dimensioni variabili tra i 30-40 cm X 20-25 di profondità X 8-10 cm di altezza.
Si consiglia di non riempire la cassetta di terra fino all’orlo e distanziare bene le piante tra loro, a circa 10 cm di ditstanza l’una dall’altra.
Materiali dei vasi
I vasi esistono in plastica, in terracotta e anche in metallo. La scelta migliore è quasi sempre la terracotta, ma è anche vero che molte piante grasse vivono e crescono benissimo anche in contenitori di plastica o di metallo.
Quelli in platica e metallo hanno l’inconveniente di essere impermeabili e di impedire la traspirazione, mentre quelli in terracotta hanno come svantaggio una più rapida evaporazione dell’acqua, perché questa avviene non solo attraverso la parte scoperta della terra ma anche da tutta la superficie del contenitore.
Dimensioni dei vasi
Ogni pianta deve avere il vaso giusto per le sue dimensioni. Non deve essere troppo piccolo perché le radici della pianta crescendo formerebbero degli intrecci inestricabili impedento il corretto assorbimento dell’acqua e portando la pianta al soffocamento. Non devono essere nemmeno troppo grandi perché se le radici della pianta rimangono troppo lontane dal fondo del vaso la terra in avanzo rischia di inacidirsi.
I vasetti in cui le piante grasse sono generalmente vendute (di solito piccoli e di plastica nera) sono adatti solo alla vendita. Per afforntare una coltivazione occorre trasferire le piante in vasi di almeno 10 centimetri; se le piante sono molto piccole se ne possono piantare più di una per vaso, e possiamo rinvasarle più avanti quando crescono.
Cassette
Una valida alternativa ai vasi sono le cassette: prima di tutto perché le piantine hanno a disposizione più terra, e quindi le radici possono assorbire meglio le sostanze. E poi dal punto di vista estetico risultano sicuramente migliori sia in casa che sui balconi.
Un ulteriore vantaggio è costituito dal fatto che se le piante sono ben sistemate non ci sarà bisogno di trapiantarle per diversi anni. Questo non è un vantaggio da poco, visto che molte piante grasse soffrono particolarmente i rinvasi e le specie più delicate ne possono persino morire.
È bene evitare l’acquisto di cassette in plastica, non sono molto robuste e si rompono presto. Conviene sceglierle in legno, in terracotta o in cemento leggero, con dimensioni variabili tra i 30-40 cm X 20-25 di profondità X 8-10 cm di altezza.
Si consiglia di non riempire la cassetta di terra fino all’orlo e distanziare bene le piante tra loro, a circa 10 cm di ditstanza l’una dall’altra.
la giusta terra per le piante grasse e succulente
Le succulente vivono nei più disparati ambienti ed ecosistemi, dai deserti agli anfratti rocciosi, dai terreni sabbiosi ad altri alberi… quindi è impossibile stabilire a priori un tipo di terreno che vada bene per tutte le piante grasse, spesso dipende dalla specie e dalle sue condizioni nel luogo d’origine, ma comunque ci sono delle indicazioni generali da seguire nella preparazione del terreno per cactus e piante grasse.
Bisogna scegliere una terra che favorisca il drenaggio, quindi ricca di sabbia non troppo fine.
Una terra asciutta protegge le piante dall’eccesso di acqua che potrebbe farle marcire; alcuni espedienti usati per mantenere il terreno asciutto sono l’aggiunta di torba o di mattoni sgretolati.
Queste due semplici indicazioni sono forse le uniche regole da seguire nella preparazione di un terriccio per i cactus e le piante grasse, molti esperti consigliano questo o quel tipo di terra, ma spesso le loro indicazioni sono contradditorie, non c’è una linea comune universalmente riconosciuta.
È comunque importante che il terreno sia ricco degli elementi utili per le piante, l’ideale è quindi un terreno che contenga terra comune, marna, torba, terriccio di foglie e sabbia medio-grossa. Queste miscele esistono in commercio già preparate.
Bisogna scegliere una terra che favorisca il drenaggio, quindi ricca di sabbia non troppo fine.
Una terra asciutta protegge le piante dall’eccesso di acqua che potrebbe farle marcire; alcuni espedienti usati per mantenere il terreno asciutto sono l’aggiunta di torba o di mattoni sgretolati.
Queste due semplici indicazioni sono forse le uniche regole da seguire nella preparazione di un terriccio per i cactus e le piante grasse, molti esperti consigliano questo o quel tipo di terra, ma spesso le loro indicazioni sono contradditorie, non c’è una linea comune universalmente riconosciuta.
È comunque importante che il terreno sia ricco degli elementi utili per le piante, l’ideale è quindi un terreno che contenga terra comune, marna, torba, terriccio di foglie e sabbia medio-grossa. Queste miscele esistono in commercio già preparate.
come concimare le piante grasse
La bellezza delle piante e la loro crescita ottimale dipendono dal tipo di alimentazione, come per gli animali. Le piante hanno bisogno di acqua, luce, anidride carbonica e Sali minerali. In questo modo le piante compiono la fotosintesi clorofilliana, trasformando le sostanze nutritive in energia e altri elementi.
La concimazione è importante per fornire alle piante tutti gli elementi di cui hanno bisogno. In commercio esistono concimi specifici per piante grasse che sono molto utili.
Ma vediamo quali sono gli elementi fondamentali per le piante:
L’azoto viene assorbito dalle piante sotto forma di acido nitrico o ammoniaca (nitrato di potassio o solfato di ammonio) e di solito tutti i concimi ne sono ricchi. Bisogna prestare però attenzione perché l’azoto accelera la crescita delle piante, ma rende i loro tessuti molli, poco elastici e resistenti.
Il calcio, del quale sono ricche le nostre terre, è usato dalle piante per regolare il ricambio di acqua: ne rallenta l’assorbimento e ne favorisce il trasporto, proteggendo la pianta nei periodi di siccità.
Il ferro è indispensabile per la piante per la produzione della clorofilla, anche se curiosamente poi la clorofilla risulta essere priva di ferro.
Il fosforo è importantissimo per la generazione di nuove cellule, ed è indispensabile per la fioritura. Le nostre terre ne sono povere quindi andrà aggiunto con il concime.
Il magnesio è un elemento che deve essere aggiunto sotto forma di solfato di magnesio, perché anche se presente nella terra, è legato ad altri elementi e non può essere usato dal vegetale per produrre la clorofilla.
Il potassio è un ricostituente per le piante: accelera la fotosintesi, fortifica i tessuti, fa sopportare meglio la siccità e le malattie. È presente nella terra in buona quantità, ma ogni tanto è bene aggiungerlo.
Lo zolfo è un elemento abbondantemente presente nella terra comune, quindi spesso non è necessario aggiungerlo, ed è utile per produrre le sostanze proteiche.
La concimazione è importante per fornire alle piante tutti gli elementi di cui hanno bisogno. In commercio esistono concimi specifici per piante grasse che sono molto utili.
Ma vediamo quali sono gli elementi fondamentali per le piante:
L’azoto viene assorbito dalle piante sotto forma di acido nitrico o ammoniaca (nitrato di potassio o solfato di ammonio) e di solito tutti i concimi ne sono ricchi. Bisogna prestare però attenzione perché l’azoto accelera la crescita delle piante, ma rende i loro tessuti molli, poco elastici e resistenti.
Il calcio, del quale sono ricche le nostre terre, è usato dalle piante per regolare il ricambio di acqua: ne rallenta l’assorbimento e ne favorisce il trasporto, proteggendo la pianta nei periodi di siccità.
Il ferro è indispensabile per la piante per la produzione della clorofilla, anche se curiosamente poi la clorofilla risulta essere priva di ferro.
Il fosforo è importantissimo per la generazione di nuove cellule, ed è indispensabile per la fioritura. Le nostre terre ne sono povere quindi andrà aggiunto con il concime.
Il magnesio è un elemento che deve essere aggiunto sotto forma di solfato di magnesio, perché anche se presente nella terra, è legato ad altri elementi e non può essere usato dal vegetale per produrre la clorofilla.
Il potassio è un ricostituente per le piante: accelera la fotosintesi, fortifica i tessuti, fa sopportare meglio la siccità e le malattie. È presente nella terra in buona quantità, ma ogni tanto è bene aggiungerlo.
Lo zolfo è un elemento abbondantemente presente nella terra comune, quindi spesso non è necessario aggiungerlo, ed è utile per produrre le sostanze proteiche.
Quanto e quando annaffiare le piante grasse?
Pensare che le piante grasse non abbiano bisogno di innafiature è un errore. È vero che trattengono l’uimidità dell’ambiente, ma hanno anche bisogno di essere bagnate con criterio: bisogna ricordarsi che nei loro luoghi d’origine le piante grasse godono di una stagione delle piogge che poi si esaurisce per lasciare posto ad un periodo di siccità, perciò il nostro comportamento deve tenere conto e adattarsi alle condizioni originarie delle piante.
Bisogna ricordare anche che l’abbndanza di acqua e la frequenza tra un’innaffiatura e l’altra variano a seconda della specie, della stagione, delle dimensioni, del tipo di vaso e del tipo di terra.
L’innaffiatura è una delle operazioni più importanti per una crescita sana e soddisfacente delle nostre piante.
Le annaffiature in casa
dovranno essere differenziate a seconda della stagione. In inverno è bene sospendere interamente le annaffiature, ma se la temperatura supera i 15°C le piante dovranno essere spruzzate circa una volta al mese.
Per capire più o meno di quanta acqua una pianta ha bisogno si può tastare il terreno in superficie, e annaffiare solo quando risulta ben asciutto.
È meglio annaffiare poco ma spesso, piuttosto che abbondantemente una volta ogni tanto: bisogna ricordare che le piante grasse possono marcire se ricevono troppa acqua.
Si può anche ricreare l’effetto-rugiada nebulizzando l’acqua sulla superficie della pianta con un comune nebulizzatore.
Bisogna prestare particolare attenzione alle piantine giovani e a quelle ricoperte da sostanze cerose: in questi casi è bene bagnare solo la terra e mai la pianta, perché le piantine giovani possono avere un trauma, e quelle cerose possono essere private del loro strato protettivo naturale.
Se sotto ai vasi delle piante sono posti i sottovasi, si deve verificare che anch’essi siano completamente asciutti prima di procedere all’innafiatura.
Le annaffiature in serra e all’aperto
In serra, dopo il riposo invernale durante il quale le piante assorbono l’umidità dell’aria, si può cominciare a programmare le annaffiature. Anche in questo caso bisogna differenziare la quantità d’acqua a seconda delle specie.
Nelle serre le piante reistono meglio all’inverno se sono completamente asciutte; per regolarsi possiamo prendere come riferimento la temperatura esterna: quando arriva a 5-6°C è il momento di sospendere l’innaffiatura. Inoltre è bene prestare attenzione che non ci siano spifferi e correnti d’aria, ed anche al fenomeno del gocciolamento nella serra: le gocce d’acqua, cadendo sempre su una pianta, potrebbero farla marcire.
I criteri con cui annaffiare in serra sono gli stessi descritti poco sopra: assicurarsi che il terreno si asciughi tra un’innaffiatura e l’altra, differenziare a seconda delle necessità delle singole specie, rispettare il periodo di vegetativo di riposo e quello di vegetazione.
Bisogna ricordare anche che l’abbndanza di acqua e la frequenza tra un’innaffiatura e l’altra variano a seconda della specie, della stagione, delle dimensioni, del tipo di vaso e del tipo di terra.
L’innaffiatura è una delle operazioni più importanti per una crescita sana e soddisfacente delle nostre piante.
Le annaffiature in casa
dovranno essere differenziate a seconda della stagione. In inverno è bene sospendere interamente le annaffiature, ma se la temperatura supera i 15°C le piante dovranno essere spruzzate circa una volta al mese.
Per capire più o meno di quanta acqua una pianta ha bisogno si può tastare il terreno in superficie, e annaffiare solo quando risulta ben asciutto.
È meglio annaffiare poco ma spesso, piuttosto che abbondantemente una volta ogni tanto: bisogna ricordare che le piante grasse possono marcire se ricevono troppa acqua.
Si può anche ricreare l’effetto-rugiada nebulizzando l’acqua sulla superficie della pianta con un comune nebulizzatore.
Bisogna prestare particolare attenzione alle piantine giovani e a quelle ricoperte da sostanze cerose: in questi casi è bene bagnare solo la terra e mai la pianta, perché le piantine giovani possono avere un trauma, e quelle cerose possono essere private del loro strato protettivo naturale.
Se sotto ai vasi delle piante sono posti i sottovasi, si deve verificare che anch’essi siano completamente asciutti prima di procedere all’innafiatura.
Le annaffiature in serra e all’aperto
In serra, dopo il riposo invernale durante il quale le piante assorbono l’umidità dell’aria, si può cominciare a programmare le annaffiature. Anche in questo caso bisogna differenziare la quantità d’acqua a seconda delle specie.
Nelle serre le piante reistono meglio all’inverno se sono completamente asciutte; per regolarsi possiamo prendere come riferimento la temperatura esterna: quando arriva a 5-6°C è il momento di sospendere l’innaffiatura. Inoltre è bene prestare attenzione che non ci siano spifferi e correnti d’aria, ed anche al fenomeno del gocciolamento nella serra: le gocce d’acqua, cadendo sempre su una pianta, potrebbero farla marcire.
I criteri con cui annaffiare in serra sono gli stessi descritti poco sopra: assicurarsi che il terreno si asciughi tra un’innaffiatura e l’altra, differenziare a seconda delle necessità delle singole specie, rispettare il periodo di vegetativo di riposo e quello di vegetazione.
La Luce: piante grasse ed esposizione solare
Molte piante grasse sono originarie di luoghi caldi e spesso desertici, quindi sono abituate ad avere molta luce. Ma va ricordato che esistono anche piante grasse che vivono all’ombra di altre piante, come per esempio le Hawortia e le Stapelia.
La maggior parte delle persone ha a disposizione balconi e davanzali, alcuni hanno un giardino o addirittura una serra; vediamo quindi come scegliere al meglio le proprie piante in base alle condizioni di luce che possiamo offrire loro.
Finestre
È bene limitarsi all’acquisto di quelle piante che sono di più semplice coltivazione, come le Mammillaria, Notocactus ed Echeveria. Inoltre bisogna avere l’accortezza di posizionare le piante all’altezza del vetro, magari con una mensolina o un rialzo sotto al vaso, perché alla base della finestra rimangono in ombra.
Meglio preferire le finestre esposte a sud; per chi avesse solo finestre esposte a nord o ovest, che godono di poche ore di luce diretta al giorno, è bene indirizzarsi verso piante che amano la penombra.
Davanzali e balconi
Sui davanzali si consiglia di interrare direttamente le piante all’interno di cassette, ppure di mettere i vasi nelle apposite cassette e ricoprirli fino all’orlo di sabbia o toba, in modo da prevenire rovesciamenti accidentali e per ridurre l’evaporazione dell’acqua.
Serre
Gli appassionati che hanno la possibilità di avere uno spazio aperto nel quale coltivare le piante grasse possono dotarsi di una serra (in commercio ne esistono di svariati tipi ad ogni costo, anche a poche decine di euro), che offre numerosi vantaggi: protegge le piante dalle intemperie, fornisce un habitat a temperatura costante nei mesi invernali e le condizioni che creano sono molto versatili.
La temperatura ideale per le piante grasse in una serra è attorno ai 30°C.
Molte serre hanno una sola porta di ingresso e questo può creare difficoltà nell’aerazione e ventilazione.
Cassoni
Il cassone è una buona alternativa alla serra che può essere installato anche su balconi e terrazzi di una certa ampiezza. Si può anche costruire da soli il proprio cassone in legno. Il fondo può essere impermeabilizzato con uno strato di sabbia, la parete a nord va costruita leggermente più alta di quella a sud, in modo da coprire poi il cassone con una lastra di vetro inclinato.
È bene anche prevedere delle stuoie per ricoprire il vetro in caso di piogge o grandinate violente che possono romperlo.
Alla fine dell’inverno potremmo sistemare le piante nel cassone, facendole abituare gradualmente al sole.
La maggior parte delle persone ha a disposizione balconi e davanzali, alcuni hanno un giardino o addirittura una serra; vediamo quindi come scegliere al meglio le proprie piante in base alle condizioni di luce che possiamo offrire loro.
Finestre
È bene limitarsi all’acquisto di quelle piante che sono di più semplice coltivazione, come le Mammillaria, Notocactus ed Echeveria. Inoltre bisogna avere l’accortezza di posizionare le piante all’altezza del vetro, magari con una mensolina o un rialzo sotto al vaso, perché alla base della finestra rimangono in ombra.
Meglio preferire le finestre esposte a sud; per chi avesse solo finestre esposte a nord o ovest, che godono di poche ore di luce diretta al giorno, è bene indirizzarsi verso piante che amano la penombra.
Davanzali e balconi
Sui davanzali si consiglia di interrare direttamente le piante all’interno di cassette, ppure di mettere i vasi nelle apposite cassette e ricoprirli fino all’orlo di sabbia o toba, in modo da prevenire rovesciamenti accidentali e per ridurre l’evaporazione dell’acqua.
Serre
Gli appassionati che hanno la possibilità di avere uno spazio aperto nel quale coltivare le piante grasse possono dotarsi di una serra (in commercio ne esistono di svariati tipi ad ogni costo, anche a poche decine di euro), che offre numerosi vantaggi: protegge le piante dalle intemperie, fornisce un habitat a temperatura costante nei mesi invernali e le condizioni che creano sono molto versatili.
La temperatura ideale per le piante grasse in una serra è attorno ai 30°C.
Molte serre hanno una sola porta di ingresso e questo può creare difficoltà nell’aerazione e ventilazione.
Cassoni
Il cassone è una buona alternativa alla serra che può essere installato anche su balconi e terrazzi di una certa ampiezza. Si può anche costruire da soli il proprio cassone in legno. Il fondo può essere impermeabilizzato con uno strato di sabbia, la parete a nord va costruita leggermente più alta di quella a sud, in modo da coprire poi il cassone con una lastra di vetro inclinato.
È bene anche prevedere delle stuoie per ricoprire il vetro in caso di piogge o grandinate violente che possono romperlo.
Alla fine dell’inverno potremmo sistemare le piante nel cassone, facendole abituare gradualmente al sole.
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